L'isola di smeraldo

Ogni riferimento a cose o persone è assolutamente voluto.

lunedì, dicembre 18, 2006

Dublino 2006

Un giorno di Settembre decidemmo di fare un viaggio in Irlanda, sfruttando il ponte che ci sarebbe stato a dicembre e approfittando di una promozione di una compagnia aerea. Dopo aver prenotando con largo anticipo, non ci restava che aspettare, quando finalmente il fatidico giorno arrivò.
Vi racconto di seguito questo attesissimo viaggio che, per quanto mi riguarda, non ha tradito le aspettative.

La compagnia viaggiante è composta dai soliti BT,YK ,dal debuttate (per quanto riguarda i viaggi) GaC e da me (Kino), organizzatore della gita.
Tutto è stato organizzato nei minimi particolari(conosco persino il nome del pilota dell'aereo e il numero di cellulare di sua figlia) ciononostante, la sera prima della partenza, in chat coi soci di viaggio, YK non sembra d'accordo sull'orario di partenza per l'aeroporto perchè, secondo lui saremmo arrivati troppo in anticipo (YK è quello che quasi ci faceva perdere il pulman per l'oktoberfest. Vedi racconto oktoberfest 2006). La chiacchierata si conclude però senza modifiche nel programma.
Arriva finalmente il giorno tanto atteso, mercoledì 6 dicembre.
Esco di casa con la valigia e vado in stazione come al solito per prendere il treno che mi porta in ufficio.
Piove e ovviamente l'ombrello è rimasto nella borsa del lavoro...
Fortunatamente la valigia è dotata di rotelle, perciò almeno non dovrò far fatica a trasportarla.
La mattinata trascorre velocemente senza preoccupazioni ma nel primo pomeriggio ecco il primo imprevisto: devo lasciare l'ufficio per andare da un cliente.
Il pulman per l'aeroporto parte alle 18.15 e quindi la 'visita' al cliente non dovrebbe rovinare i piani, se non fosse per il traffico che, guarda caso, proprio quel giorno è molto più intenso del solito.
Lasciato il cliente torno di corsa in ufficio(17.30), prendo la valigia e mi fiondo alla fermata del pullman dove attendo l'arrivo degli altri soci.
Cinque minuti più tardi chiama GaC e mi avverte che YK ha cambiato idea e invece di prendere il pulman con noi, sarebbe andato direttamente all'aeroporto con suo padre. Tutto questo era prevedibile e non mi sconvolge più di tanto.
Sono le 18.30 e non c'è traccia nè del pulman nè dei soci. Un minuto dopo arrivano quasi in contemporanea e fortunatamente riusciamo a salire. Il pulman parte con dieci minuti di ritardo e subito capiamo che il viaggio sarà molto lungo e il rischio di non prendere l'aereo si fa sempre più concreto. Dopo mezz'ora(!!!) riusciamo a uscire dall'ingorgo e a entrare in autostrada dove si procede senza grossi rallentamenti.
Arriviamo all'aeroporto alle 19.50 e corriamo al check-in che chiude dieci minuti più tardi. Di YK però, nessuna notizia. Lo chiamo e gli chiedo dove si trova raccomandangogli di sbrigarsi perchè il check-in era in chiusura e rischiava di non partire. Alle 19.59 YK arriva in aeroporto e riesce in extremis a farsi accettare sul volo. Dopo una lunga fila al metal detector riusciamo a salire sull'aereo e a prendere dei buoni posti.
Il viaggio prosegue tranquillo fino a Dublino, dove arriviamo alle 22.45 ora locale. Prese le valigie, aspettiamo un taxi che ci porterà all'hotel che non dovrebbe essere molto distante.L'autista è socievole e si parla un po' di calcio (basta dire che siamo italiani e gli stranieri subito fanno nomi di calciatori) e delle solite 'cose italiane' come il cibo ecc. Fortunatamente ci risparmia domande su pizza e mafia. Chiediamo qualche informazione sulla città, facedoci consigliare qualche posto dove trascorrere la serata e magari mangiare qualcosa.
Arriviamo all'hotel e ci vengono date le chiavi delle stanze che divideremo così: Io e BT in una, GaC e YK nell'altra. La nostra stanza putrtoppo è la peggiore delle due, dato che a qualsiasi ora del giorno si sente scricchiolare il pavimento sopra la nostra stanza mentre da sotto arriva la musica di una discoteca.
Scaraventiamo le valigie nella camera ed usciamo in cerca di un locale dove bere qualche birra e magari mangiare qualcosa. Arriviamo nella zona chiamata Temple Bar, un intero quartiere strapieno di pub dove la gente di Dublino si riunisce alla sera.
Entriamo nel pub affollatissimo dove beviamo le nostre prime Guinnees originali irlandesi.
Il clima all'interno del locale è tropicale e parecchia gente indossa t-shirt!!! Noi, indossando maglioni e giacche pesanti dobbiamo togliere più strati possibili per evitare di scioglierci. Mezz'ora dopo il pub chiude (più o meno all'una di notte...) e visto che è ancora presto per andare a casa, ci addentriamo nel cuore del Temple Bar dove entriamo in un locale enorme e pieno fino a scoppiare. Nei pub irlandesi si trovano persone di tutte le età, dai ragazzi (maggiorenni, dato che non è permesso bere ai minori) agli anziani. Suonano canzoni tipiche irlandesi, qualcuno canta, altri ballano e l'atmosfera e allegra e piacevole.
Dopo un paio di Guinness ce ne andiamo in cerca di cibo (erano passate 14 ore dall'ultimo pasto) che, senza fatica troviamo dopo pochi passi. Un sano hot dog è quello che ci vuole prima di dormire :-). Mentre mangiamo fuori dal fast food si avvicina Oliver, un tipo irlandese mezzo ubriaco (forse anche tre quarti) che ci chiede di bere una birra con lui. Noi rifiutiamo perchè abbiamo appena finito di bere e siamo stanchi. Oliver allora ci chiede di incontrarci il giorno dopo in un pub.Inizia a parlare di calcio e di altre cose. Gli diciamo che ce ne torniamo all'hotel e allora ci saluta e ci abbraccia ma continua a seguirci (anche quando entriamo in un vicolo buio per espletare dei bisogni fisiologici). Finalmente entra in un pub e noi proseguiamo senza scorta.
Arriviamo all'hotel dove dormo profondamente fino alla mattina dopo quando, alle 8 ci svegliamo pronti per partire. Un'ora più tardi usciamo dall'albergo e purtroppo ci accorgiamo che sta piovendo e c'è anche un vento piuttosto forte. Facciamo una prima tappa in un bellissimo negozio di gadget e souvenir irlandesi dove compro, tra le altre cose, un ombrello marchiato Guinness. Usciti, apro l'ombrello per ripararmi e quasi mi vola via dalle mani. Il vento è talmente forte che è impossibile usarlo...Mi rassegno alla pioggia che non è poi così insopportabile).
Ci dirigiamo verso il centro (che per essere un giovedì mattina è piuttosto affollato) e inizio a scattare qualche foto mentre gli altri danno un'occhiata veloce ai negozi.
Passiamo vicino ad una statua che mi fermo per fotografare e mentre metto a fuoco il sogetto sento un paio di voci femminili che mi chiedono qualcosa. Mi giro e vedo due ragazze con una gonna verde tipo scozzese ed un cappello da Babbo Natale con dei cestini colmi di spille. Mi chiedono di comprare una spilla per beneficenza (costo 2 euro) e, dato che le ragazze irlandesi hanno una gentilezza innata, propongo uno scambio: una foto con loro e i miei soci in cambio dell'acquisto di una spilla. Loro accettano senza problemi e si mettono in posa ma, mentre sto per scattare, una folata di vento fortissima ribalta i loro cestini e le spille volano per tutta la via. Subito i passanti si danno da fare per raccoglierle e riconsegnarle alle ragazze e qualche minuto dopo sono pronte per la foto.
Compro un paio di spille e riprendiamo la visita. Cento metri dopo un'altra ragazza molto carina, collega delle precedenti, ferma YK chiedendogli un'offerta. Di nuovo parte il baratto e anche lei si presta ad una foto di gruppo. Meglio spostarsi dalla zona altrimenti spenderemo tutti i soldi in beneficienza. Purtroppo non è possibile rifiutare una richiesta fatta da una ragazza irlandese; È come sentire il canto di una sirena e non potendo imitare la tecnica di Ulisse e farci legare ad un lampione, siamo costretti ad accelerare il passo.
Sono circa le undici e GaC e BT iniziano a lamentarsi per la fame, non avendo fatto colazione.Pochi minuti dopo entriamo in una specie di bar per provare la tipica colazione irlandese.
Il cuoco e tutti i camerieri sono giapponesi...forse sarà meglio chiedere del sushi..
Invece no, scopriremo poi che per qualche motivo in tutti i locali lavora almeno un giapponese o un cinese. Scegliamo quindi la 'small breakfast' in stile irlandese accompagnata da una tazza di caffè. Arriva il caffè che viene servito in una grossa tazza e, non essendo italiano, ha un sapore leggero e annacquato. Poco dopo ci portano la 'colazione': salsicce, uova, bacon, toast funghi e altre cose non identificate(per fortuna era 'small breakfast'). È tutto molto buono e ci da la carica per continuare la lunga giornata da turisti. Riprendiamo la nostra visita (sempre sotto la pioggia) diretti al quartiere vichingo dove entriamo in un museo che ne ricorda origini, usi e costumi. Fatte altre foto torniamo verso il centro e verso l'hotel e nel tragitto visitiamo alcune mostre di fotografie. Sono ormai diverse ore che camminiamo sotto la pioggia e la stanchezza inizia a farsi sentire; decidiamo quindi di comprare qualcosa da mangiare e da bere in un supermarket e fare una specie di happy hour in hotel. Prima di arrivare all'albergo però, la borsa dei regali di GaC (in cartone), bagnata per la pioggia si rompe e i suoi regali cadono sull'asfalto. Raccolto il tutto (o almeno così sembra) arriviamo in hotel.
Il festino si fa in camera nostra e mentre aspettiamo gli altri due soci, ci cambiamo i vestiti bagnati. I due si presentano in pigiama, GaC indossa però con classe delle scarpe eleganti. Cercando tra i suoi regali, GaC si accorge che mancano all'appello due trifogli incastonati in un foglio di plastica che aveva comprato la mattina. Era già molto affezzionato a quei trifogli e quindi per alcuni minuti si lamenta con BT al quale, pare, li avesse affidati dopo la rottura della borsa.
Si mangia e si beve e il sonno si fa sempre più pesante. Dormiamo un'ora e verso le sei siamo di nuovo pronti per uscire. La pioggià è finita e rimane solo un po' di vento gelido che non ci fa paura. In zona Temple Bar facciamo tappa in un pub dove suonano musica metal, gestito guarda caso da giapponesi.
Si beve un'altra Guinness e di nuovo in giro. I locali sono tutti affollatissimi ed è difficile trovare posto. Riusciamo ad entrare in un pub dove chiediamo di mangiare qualcosa di tipico irlandese; la bellissima cameriera alla nostra richiesta fa una risata (chissà perchè) e poi ci consiglia l'Irish Stew, che poi alla fine è del tutto simile allo spezzatino italiano. Da bere ovviamente Guinness. Soddisfatti per il cibo, aiutiamo la digestione con dell'ottimo whyskey locale (Jameson) e ci ributtiamo tra la folla. Entriamo nel mitico Temple Bar (che è forse il locale più famoso del quartiere anch'esso chiamato Temple Bar) dove tre musicisti suonano dal vivo delle stupende canzoni irlandesi dal ritmo veloce e allegro. Una parte del publico canta, un'altra batte le mani e io rimango ipnotizzato dalla bravura dei musicisti che fanno delle evoluzioni con la chitarra suonando a velocità incredibile. BT che come al solito indossa un cappello di lana (anche dentro al locale) viene squadrato da un tipo alla sua sinistra che in modo amichevole gli dice: 'hey, you're fucking ugly'. Gli traduco la frase e da qui inizia un discorso tra il tipo (che parla inglese) e BT (che mischia italiano e dialetto milanese). Il discorso finisce senza che nessuno abbia capito niente di quello che si sono detti, ma entrambi sembrano piuttosto soddisfatti. Usciti dal Temple Bar entriamo in un disco pub dove il volume è molto alto e la gente balla. Prendiamo posto ad un tavolino e ammiriamo le bellezze locali, in particolare una ragazza bionda, talmente bella che sembra dipinta.
Beviamo la solita Guinness e poi Jameson quando ad un certo punto vengono verso il nostro tavolino due signori, sui cinquant'anni. Uno di loro stringe la mano ad ognuno di noi, appoggia la birra al nostro tavolo e se ne va. Praticamente ci ha regalato la sua pinta, evidentemente era troppo pieno per berne ancora. La serata si conclude e si torna in hotel non prima di ave mangiato un hot dog in un baracchino lì vicino. Di nuovo sveglia alle 8 circa, destinazione Guinness Store House (la fabbrica della Guinness). La meta non è vicinissima e si dovrà camminare un po', cosa che si rivela piacevole per la bella giornata. Arriviamo alla Store House dove ci accoglie una stupenda ragazza che con la solita gentilezza ci indirizza alla cassa. Il biglietto costa 14 euro (azz...) e si ha diritto ad una Guinness in omaggio. L'esposizione è divisa in 5 piani dove viene spiegata la storia della fabbrica e dei vari passaggi nella produzione della birra. Al settimo piano c'è il Gravity Bar, un bar panoramico dal quale si può vedere Dublino dall'alto. La giornata di sole esalta il panorama e passiamo parte della mattinata ad osservare la città facendo foto e sorseggiando Guinnes. Usciamo verso le due di pomeriggio e torniamo verso il centro dove, dopo una breve visita al castello di Dublino, ci fermiamo a mangiare qualcosa. Entriamo nel pub Bull & Castle dove una cameriera ci accoglie con un sorriso che va da orecchio a orecchio e ci indica dei posti liberi. Subito dopo arriva un'altra cameriera alla quale chiediamo consigli sulle specialità della casa. Prendiamo un piatto di carne con purè e verdure che faticheremo a finire e una Guinness (tanto per cambiare) da bere. Ordino un caffè espresso che in irlanda costa quanto l'oro (2.50 euro) e che non ha proprio il sapore dell'espresso che fanno da noi, ma mi posso accontentare. Salutiamo la cameriera e ci spostiamo verso Grafton Street, la via dello shopping dublinese. La zona è piena di gente che cerca i regali di natale ed essendo affollata è facile urtare qualcuno. In irlanda, che sia tu ad urtare o ad essere urtato, ti chiederanno sempre scusa. A volte ti viene voglia di camminare con le braccia larghe solo per il gusto di sentire qualche fanciulla dire 'sorry' con la sua vocina dolce. Ai lati delle strade si trovano qua e la artisti di strada di vario genere: dai tipi mascherati che fingono di essere statue, al giocoliere che maneggia motoseghe, ai più classici chitarristi. Proprio due chitarristi attirano la nostra attenzione sia perchè non sono particolarmente bravi, sia perchè con loro c'è un ragazzo assolutamente incapace di ballare che fa movimenti strani che ci fa scompisciare. Proseguiamo in direzione del Trinity College, un'università fondata nel 1592 dove ci sono dei manoscritti antichi. Sfortunatamente a quell'ora possiamo solo visitare il campus, che non sembra affatto male.
Torniamo all'hotel per riposarci una mezz'ora e per prepararci per la serata.
Usciamo di nuovo e come al solito la meta è il Temple Bar. Cerchiamo un locale dove non siamo ancora stati ed entriamo in un pub in stile medievale, su due piani, dove a fatica troviamo posto per sederci.
Ordiniamo quattro Guinness mentre ascoltiamo un po' di musica. È l'ora dell'happy hour,un leggero senso di fame si fa sentire e cerchiamo quindi di richiamare l'attenzione del cameriere (giapponese) per farci portare qualcosa da mangiare,ma senza successo. Ad un tratto una signora seduta con una compagnia numerosa un paio di tavoli avanti al nostro si alza, prende un vassoio pieno di patatine e ali di pollo e lo porta al tavolo di fronte al nostro chiedendo se lo volessero, dato che la sua compagnia non lo ne voleva più.
Fortunatamente le ragazze alle quali è stato offerto, rifiutano, e di conseguenza la signora si rivolge a noi che, senza alcun dubbio, accettiamo con gioia.
In Italia non sarebbe mai successa una cosa del genere; piuttosto che offrirle a sconosciuti, le patatine sarebbero state buttate. Altri punti guadagnati dagli irlandesi. Il vassoio era davvero enorme e ci toglie il senso di fame. Ordiniamo un'altra birra al cameriere giapponese che pero ci diche che è finita...ma come..tutti gli altri bevono...Si vede che ci ha preso in antipatia oppure gli abbiamo fatto qualcosa di male. Fatto sta che allora ce ne andiamo da un'altra parte. Entriamo in un pub dal quale proviene della musica rock. Ci sediamo ad un tavolino, prendiamo da bere (stavolta provo una bionda anzichè la solita Guinness) e si comincia a parlare delle solite cose. A intervalli ci investe una puzza incredibile, come se ci fosse scoppiata una fogna sotto i piedi, e ci guardiamo intorno per individuare il colpevole. Stento a credere che un umano possa produrre un odore così putrido e colgo l'occasione per complimentarmi con lui, chiunque esso sia.
La serata prosegue e si accende una discussione tra BT e GaC per un banale motivo. Si insultano dandosi dei falliti,cosa che mi fa piuttosto ridere. I toni però si smorzano presto e tutto torna come prima.
Di nuovo in strada, camminiamo per le vie del Temple Bar quando la nostra attenzione è attratta da una musica irlandese con chitarre e flauti. Entriamo nel locale piuttosto piccolo dove suonano dal vivo e assistiamo qualche minuto allo spettacolo prima di uscire. Si torna verso l'hotel e mentre camminiamo, BT si scontra con una ragazzina (12-14 anni) completamente ubriaca e quasi incapace di reggersi in piedi. A venti metri da noi c'è un negozio di alimentari (e di alcolici) dove un gruppo di ragazzi della stessa età, probabilmente altrettanto ubriachi, discute sempre più animatamente. Pochi secondi dopo si scatena una rissa con lanci di bottiglie, calci e pugni e la folla che assiste allibita. Tutto finisce abbastanza in fretta mentre noi torniamo in hotel. L'ultima sera a Dublino è terminata e ci resta solo mezza giornata per goderci la città.
La mattina dopo lasciamo l'hotel e facciamo colazione (stavolta 'big breakfast' irlandese). Le porzioni sono impressionanti e sono costretto a cedere due salsicce ai soci più affamati.
Facciamo un altro giro del centro passando da un negozio di souvenir dove compriamo gli ultimi regali. Ci dirigiamo poi verso un centro commerciale dove scattiamo alcune foto divertenti con i manichini e poi passiamo per il James Joyce Centre, per una breve visita. La giornata è fredda come al solito ma gli irlandesi, abituati al clima, non sono vestiti in modo particolarmente pesante. Si vedono ragazze indossare solo una felpa, alcuni con una t-shirt, un pazzo addirittura in maglietta, pantaloncini e infradito.
È purtroppo giunta l'ora di andare e prendiamo un taxi che in una ventina di minuti ci porta all'aeroporto. Passiamo il check-in e visitiamo i negozi dove qualcuno compra gli ultimi regali per amici e parenti. Di nuovo sull'aereo, stanchi e un po' tristi per il ritorno a casa. Il viaggio non è tranquillo e a tratti l'aereo 'sbanda' a causa di turbolenze. L'atterraggio invece è morbido e alle 8 circa siamo a Milano. Prendiamo il pulman che ci porta in stazione dove papà GaC ci aspetta. Notiamo subito la differenza tra Milano e Dublino. Mentre la città irlandese risalta per i suoi colori colori, i locali tipici le sue costruzioni particolari, Milano è più grigia e più austera (almeno la zona della stazione).
Eccoci a casa, tristi per il ritorno ma felici per aver visitato un posto meraviglioso nel quale ho lasciato un pezzettino di cuore, che, prima o poi, andrò a riprendere.


Kino